Lost in the Cold

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Se è vero che memoria e oblio sono due entità complementari, è altrettanto vero che il processo fotografico può far emergere e tornare presente il ricordo svelandolo nell’immagine, nella contingenza dell’istante, nella percezione intensa e presente.

 

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Si intitola “Lost in the cold” questo progetto fotografico realizzato dalla giovane artista Manuela Lisci: espressioni visive risultato di un atto creativo che aspira a restituire valore al tempo, fissandolo nei volti e nei gesti, nell’impulso generativo che vuole allontanare la dimenticanza, eludere la dissolvenza.

 

 

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Cristallizzate nel gelo della neve, posizionate a 1500 metri di altitudine, queste vecchie foto originali degli anni Cinquanta e Sessanta ritraggono i nonni materni colti nei frangenti della loro quotidianità. Una geografia emozionale che si rivela nel bianco e nero raffinato e nostalgico, in certi toni color seppia che incorniciano il bacio di due giovani sposi o un abbraccio materno, timidi passi di danza o ancora il sorriso pieno dell’attesa dell’avvenire di certe giovani donne. E’ il potere dell’amore che si impone qui per necessità, con un’evidenza che non lascia scampo.

 

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“Sentivo il bisogno di raccontare le mie origini, la mia Sicilia. Volevo con questo progetto tributare un omaggio ai miei nonni materni, porgergli un dono, perché ho trascorso molto tempo della mia infanzia con loro e con loro sono cresciuta. E ragionando sul tema del passare inevitabile del tempo ho ragionato anche sul fatto che questo produce, altrettanto inevitabilmente, l’amplificarsi della distanza e il congelamento, in un certo senso, dei ricordi siano essi positivi o negativi. Il freddo dell’inverno mi è parso quindi l’ambientazione naturale per parlare di rimpianto e mancanza e per dare consistenza di immagine a questi miei sentimenti.” 

 

 

 

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Si manifesta in questa serie un universo che vive di contrapposizioni e di contrasti: la terra calda del sud dell’Italia incontra la terra aspra e immobile dell’inverno, la vita prima e la vita dopo, l’inizio e la fine. E in mezzo l’immaginazione come repertorio dell’ipotetico, del sogno, della fantasia individuale capace di attualizzare personaggi, luoghi, scene che appartengono al cuore. E’ il tempo ritrovato nelle sensazioni che riaffiorano dal tempo perduto.
Testo a cura di Francesca Interlenghi

 

 

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